Mojito: la guida definitiva di Drink Factory su ingredienti, ricetta e preparazione – Drink Factory

Cocktail

Mojito: la guida definitiva di Drink Factory su ingredienti, ricetta e preparazione


Tutto quello che devi sapere sul Mojito e sulla sua preparazione.




06 Luglio 2026

Il Mojito Cubano: storia, ingredienti e tecnica di preparazione del Classico Internazionale

Il Mojito rappresenta uno dei pilastri fondamentali della miscelazione internazionale. Classificato come long drink e inserito stabilmente dal 1986 nella lista ufficiale dell’IBA (International Bartenders Association), questo cocktail incarna la sintesi perfetta tra freschezza, effervescenza, acidità e dolcezza. Sebbene la cultura pop lo abbia spesso associato a una miscelazione estiva e disimpegnata, la sua corretta esecuzione richiede rigore tecnico, profonda conoscenza delle materie prime e il rispetto di precisi bilanciamenti gustativi.

Eppure, nonostante sia uno dei drink più famosi, ordinati e amati del pianeta, è anche uno dei più maltrattati della storia della miscelazione. Quante volte ti è capitato di ordinarne uno e trovarti tra le mani un beverone dolciastro che sapeva di dentifricio al fluoro, con ghiaccio tritato, foglie di menta disintegrate e lime pestati fossili sul fondo?

Nelle righe che seguono analizzeremo la struttura del Mojito attraverso un approccio analitico e professionale, rispondendo ai principali quesiti normativi e tecnici che definiscono la sua ricetta perfetta. Se invece stai cercando informazioni su origine, sviluppo e storia del drink, trovi tutte le informazioni che stai cercando qui.

I 5 elementi costitutivi: quali sono gli ingredienti del Mojito?

La struttura del Mojito si basa su un principio di sottrazione: pochi ingredienti selezionati, in cui nessuno domina sull’altro, ma concorrono a un perfetto equilibrio gustativo.

Gli ingredienti sono:

  • rum bianco/ambrato cubano: garantisce un profilo morbido e leggero
  • succo di lime fresco: indispensabile per bilanciare e dare freschezza al drink
  • zucchero bianco: l’agente dolcificante, per dare equilibrio alla struttura
  • menta: la componente aromatica ed essenziale
  • soda water: serve a diluire e ad aggiungere effervescenza

Analizziamoli singolarmente in maniera dettagliata.

Il distillato: qual è il miglior rum per il Mojito?

Questa è una delle domande che più spesso ci sentiamo sottoporre durante i corsi in aula. Cerchiamo di rispondere avendo ben chiaro in mente che la scelta del rum determina l’autenticità e la precisione del cocktail. Per rispettare il profilo organolettico della ricetta, è necessario orientarsi su un rum tradizionale bianco/ambrato cubano, ottenuto da melassa, distillato in colonna e sottoposto a un breve invecchiamento in botte, successivamente filtrato con carboni attivi per rimuovere il colore ma preservare la struttura.

Le opzioni di riferimento nel panorama includono:

Lo Stile Cubano Classico:

  • Havana Club 3 Anni: rappresenta lo standard industriale per questo drink. Il leggero passaggio in legno dona note impercettibili di vaniglia e legno che si integrano perfettamente con l’acido del lime, mantenendo la tipica secchezza del distillato cubano.
  • Santiago de Cuba Carta Blanca: spesso usato dai bartender per la sua eccezionale pulizia e morbidezza. Offre un profilo lineare e agrumato che esalta la componente botanica della menta.
  • Eminente Ámbar Claro (3 Anni): si distingue per un profilo aromatico più profondo, grazie a una percentuale elevata di aguardientes (distillati di melassa ricchi di congeneri) sapientemente invecchiati. Al naso e al palato esprime delicate note di camomilla, mandorla e pera cotta, che conferiscono al Mojito una complessità fruttata e una persistenza insolite per la categoria dei rum bianchi.
  • Conde de Cuba Carta Blanca: un distillato d’eccellenza prodotto interamente nella provincia di Las Tunas, dalla coltivazione della canna alla distillazione. Caratterizzato da una filtrazione al carbone molto controllata, conserva una spiccata nota di canna da zucchero fresca e un finale secco e minerale, ideale per valorizzare l’equilibrio acido del lime senza appesantire la miscela.
  • Legendario Carta Blanca Superior: esprime la morbidezza tipica della tradizione dell’Avana. Al palato si presenta rotondo, con sfumature leggermente burrose e un accenno di agrumi canditi; questa sua natura meno spigolosa lo rende perfetto per bilanciare i Mojito in cui si predilige una transizione più morbida e meno pungente tra la spinta alcolica e la componente dolce.

Altre tipologie di rum:

  • Bacardi Carta Blanca (Portorico): sebbene il marchio sia storicamente legato alle sue origini cubane, l’attuale profilo produttivo portoricano è standardizzato su una filtrazione intensiva che mira a un’estrema leggerezza e pulizia. Questa linearità industriale si traduce in un corpo esile e un bouquet privo di congeneri strutturati; nel Mojito realizzato con questo rum, il distillato tende a diluirsi eccessivamente con la soda, scomparendo dietro l’acidità del lime e privando il drink della sua caratteristica spina dorsale alcolica e identitaria.
  • Brugal Blanco Supremo (Repubblica Dominicana): sottoposto a una tripla filtrazione al carbone che ne rimuove completamente il colore e gran parte delle impurità, questo rum dominicano esprime una neutralità aromatica e una secchezza quasi assolute, vicine a quelle di una vodka. Se utilizzato nella ricetta del Mojito, non offre alcuna spalla aromatica o struttura di supporto alla menta e al lime, lasciando il cocktail privo di quel calore mielato e di quella complessità di melassa tipici del distillato cubano.
  • Pampero Blanco (Venezuela): un distillato che subisce un invecchiamento breve in botti di rovere prima di essere filtrato per eliminare il colore. Conserva una struttura insolitamente morbida, con spiccate note dolci di vaniglia, cacao e caramello burroso; questo profilo aromatico tipicamente venezuelano, rotondo e tendente al dolce, però entra in contrasto con la freschezza richiesta dal Mojito cubano, appesantendo il palato e attenuando la funzione tagliente del lime.
  • Rum Overproof giamaicani: distillati in alambicco discontinuo (pot still) e imbottigliati a 63% ABV, questi rum possiedono una carica di esteri ed elementi volatili (funk) estremamente aggressiva. Le note dominanti di banana sovramatura, acetone ed erba tagliata, unite alla violenza della gradazione alcolica, annientano completamente i delicati olii essenziali della menta, stravolgendo la natura rinfrescante del drink.
  • Rum agricolo: i Rhum Agricole AOC, distillati da puro succo di canna da zucchero invece che da melassa, presentano un profilo aromatico fortemente vegetale, balsamico, con note di fieno e terra bagnata; questa complessità erbacea crea una sovrapposizione caotica con la menta fresca, appesantendo il cocktail e privandolo di quella linearità pulita e secca tipica dello stile cubano.
  • Rum scuri e lungamente invecchiati: i distillati sottoposti a lunghi passaggi in botte o addizionati con caramello presentano caratteristiche strutturali che deviano drasticamente dai requisiti del cocktail. Il processo di invecchiamento cede al liquido tannini stabili e un bouquet complesso dominato da note terziarie di legno tostato, cuoio, tabacco e cacao. Questa opulenza aromatica aggredisce e annulla la delicatezza volatile della menta, privando il drink della sua indispensabile freschezza erbacea.

Sia chiaro un aspetto della questione: non abbiamo nulla in contrario nei confronti dei brand che abbiamo citato in quest’ultimo elenco, anzi, li riteniamo degli ottimi prodotti, che molto spesso utilizziamo nella realizzazione di altre ricette a base di distillato di canna da zucchero. Quello su cui vogliamo però fare chiarezza è che secondo la nostra interpretazione, in virtù delle sue caratteristiche organolettiche e del suo aggancio storico con il paese di origine del Mojito, il rum cubano bianco/ambrato rimane per noi lo standard di riferimento per la preparazione del drink.

Il lime: spremuto o pestato?

Se, come hai letto nelle righe precedenti, abbiamo lasciato ampi margini di manovra sulla scelta del rum cubano da utilizzare per la preparazione del Mojito, nei confronti del lime non lasceremo spazio all’interpretazione: il lime nel Mojito va spremuto e non pestato.

Il motivo per cui il lime nel Mojito non va pestato risiede nella chimica degli agrumi e nella struttura della sua buccia, in particolare in una componente chiamata albedo.

Quando si prepara un cocktail pestando il lime a cubetti (tecnica tipica della Caipirinha, dove però si usa la Cachaça, un distillato molto più robusto in grado di reggere l’urto), si esercita una pressione meccanica che estrae elementi chimici differenti da due zone distinte del frutto:

  • il flavedo (l’esocarpo): è la parte superficiale e colorata della buccia. Contiene le sacche oleose ricche di oli essenziali (come il limonene), che sono aromatici, profumati e volatili.
  • l’albedo (il mesocarpo): è lo strato spugnoso di colore bianco situato subito sotto la buccia. Questa parte è ricca di tannini e composti polifenolici amari (come la naringina).

Se non si presta la dovuta attenzione alla forza esercitata durante la pressione, il movimento rotatorio e pesante del pestello (muddler) lacera inevitabilmente l’albedo bianco del lime. Questo rilascia nel cocktail sostanze fortemente amare e astringenti. In un Mojito classico, che deve essere delicato, fresco e dissetante, questa nota amara distrugge l’equilibrio tra l’acidità citrica del succo e la dolcezza dello zucchero, rendendo il finale del sorso sgradevole e allappante. Ma l’albedo non è l’unico fattore a cui prestare attenzione.

Anche i più piacevoli olii essenziali che si ricavano dalla buccia entrano in conflitto con la natura della ricetta, sia nei confronti della menta che in quelli del rum. Partendo da quest’ultimo, il rum bianco cubano tradizionale è un distillato leggero, pulito e dal corpo esile. Non possiede la struttura aromatica o la gradazione per contrastare o armonizzarsi con gli oli essenziali della buccia, risultandone inesorabilmente sovrastato. E lo stesso discorso vale anche per la menta: gli olii essenziali delle profumate foglie verdi sono molto più delicati di quelli che provengono dalla buccia del lime, fattore che richiederebbe una maggiore quantità di menta affinché la sua aromaticità risulti davvero percepibile nel drink finito.

Ecco perché riteniamo che il succo di lime sia la soluzione più corretta per preparare il Mojito, utilizzandolo in virtù della sua acidità per bilanciare la dolcezza dello zucchero e donare equilibrio e freschezza al drink.

Parliamo di dolcezza: zucchero bianco di quale origine?

Quando parliamo di zucchero bianco, a livello chimico ci stiamo riferendo al saccarosio, un disaccaride composto da una molecola di glucosio ed una di fruttosio. Il saccarosio si presenta in natura come un solido di colore bianco che può essere ricavato da numerose materie prime, ma le più utilizzate a livello mondiale in termini di resa sono la barbabietola da zucchero (Beta vulgaris) e la canna da zucchero (Saccharum officinarum): indipendentemente, quindi, da quale delle due piante un produttore stia coltivando, il risultato finale (lo zucchero bianco) è composto principalmente dalla medesima molecola, il saccarosio, per l’appunto.

In commercio esistono zuccheri con differenti livelli di raffinazione, da quello bianco già citato (che per oltre il 99,5% è composto di saccarosio) fino a quello integrale (che contiene ancora evidenti tracce aromatiche della materia prima da cui è stato ricavato). Lo zucchero più indicato nella preparazione del Mojito è lo zucchero bianco, indipendentemente dalla sua materia prima di origine.

Ma perché proprio lo zucchero bianco?

Anche in questo caso, a venire in nostro supporto sono la chimica e la fisica. Il primo fattore da considerare è la solubilità dello zucchero bianco. Il Mojito è un drink che si prepara in tecnica build, utilizzando ingredienti a temperatura ambiente (il rum) e ingredienti a temperature più basse (come nel caso del succo di lime, che dovrebbe essere conservato refrigerato per rallentarne l’ossidazione). Lo zucchero bianco, a differenza di quelli meno raffinati che contengono una maggiore quantità di melassa, ha una solubilità più elevata in rapporto alla temperatura a cui è preparato il Mojito. I suoi cristalli sono piccoli, regolari e privi di rivestimenti oleosi. Si sciolgono velocemente a contatto con il succo di lime, creando uno sciroppo limpido e omogeneo in pochissimi secondi di miscelazione. Lo zucchero grezzo e integrale presentano cristalli grandi, duri e rivestiti da un film di melassa. La melassa è fortemente idrofoba (respinge l’acqua) e rende lo zucchero quasi insolubile nei liquidi freddi. Il risultato è che lo zucchero grezzo rimane sul fondo in forma solida: i primi sorsi del cocktail saranno quindi più acidi e pungenti, mentre l’ultimo sorso sarà una poltiglia satura di zucchero non sciolto.

Ma oltre alla solubilità entra in gioco anche il fattore gustativo.

Il principio cardine del Mojito cubano è l’equilibrio sul palato: il drink deve esaltare le note fresche e volatili della menta e quelle agrumate del succo di lime. Lo zucchero bianco offre una dolcezza pura, neutra e lineare. Il suo unico compito è bilanciare l’acidità del lime senza aggiungere aromi propri. Lo zucchero grezzo o integrale, al contrario, contengono percentuali variabili di melassa che introducono marcate note terziarie di caramello bruciato, liquirizia, datteri e spezie calde. Questo spettro aromatico nel Mojito va a coprire e soffocare la delicatezza della menta, appesantendo il drink e privandolo della sua caratteristica freschezza.

La menta: qual è la migliore tipologia per il Mojito?

L’errore più comune nella preparazione della ricetta risiede nella sbagliata selezione della varietà botanica della menta. La menta è un genere di piante erbacee perenni appartenente alla famiglia delle Lamiaceae (la stessa a cui appartengono salvia, rosmarino e origano). Caratterizzata da una straordinaria diffusione e da un utilizzo millenario che spazia dalla farmacopea alla gastronomia, la pianta si distingue per precise peculiarità botaniche, chimiche e organolettiche.

  1. La firma sensoriale della menta è racchiusa nei suoi olii essenziali, la cui composizione chimica varia drasticamente a seconda della specie. Gli olii essenziali sono situati nei tricomi ghiandolari, sacche di produzione e stoccaggio che si concentrano principalmente sul retro della foglia.  I tre composti organici principali che determinano il profilo aromatico della pianta sono:
  • il mentolo: un alcol terpenico che interagisce direttamente con i termoricettori della pelle e delle mucose simulando la sensazione di freddo senza una reale variazione di temperatura. Conferisce la caratteristica nota glaciale, pungente e anestetizzante.
  • il menthone: è il precursore chimico del mentolo, ma a differenza di quest’ultimo non si tratta di un alcol terpenico, bensì di un chetone, caratteristica che ne modifica l’impatto all’interno della bocca, apportando sensazioni mentolate ma con note più amare e canforate e un potere rinfrescante molto inferiore.
  • il carvone: un altro chetone che domina il profilo delle varianti più dolci (come la menta romana). Non stimola i recettori del freddo in modo aggressivo, offrendo invece un aroma verde, erbaceo, rotondo e nettamente agrumato. È di sicuro il componente aromatico più importante da ricercare nella preparazione del Mojito.
  • il mentofurano: ha un odore decisamente diverso, più erbaceo, dolciastro, con sfumature che ricordano il fieno, il tabacco e una nota leggermente legnosa o di caramello, pur mantenendo un sottofondo mentolato. È un costituente minore della menta piperita (Mentha x piperita), dove solitamente rappresenta dall’1% al 7% dell’olio essenziale. La presenza di micro-quantità di mentofurano è fondamentale per dare rotondità, complessità e quel tocco floreale/erbaceo tipico della foglia fresca. Tuttavia, se la percentuale è troppo alta (ad esempio a causa di un raccolto tardivo o di piante stressate dal clima), l’olio essenziale assume una nota amara e sgradevole di “fieno vecchio”.

Il genere Mentha è caratterizzato da una spiccata facilità di ibridazione spontanea, il che rende la sua tassonomia complessa e ricca di varietà. Nonostante ciò, è possibile fare una disamina delle varietà più facilmente reperibili in commercio, quali:

 

  • Mentha spicata: conosciuta anche con il nome di menta romana, menta verde o menta dolce, il suo olio essenziale è dominato dal carvone, con percentuali minime di mentolo. Di conseguenza, l’aroma è fresco ma privo dell’effetto glaciale e caratterizzato da note dolci, erbacee pulite e leggermente fruttate. È la menta d’elezione per la miscelazione, grazie alla sua capacità di integrarsi con gli zuccheri e gli acidi senza sovrastarli.
  • Mentha aquatica: ricca di mentofurano, È il genitore biologico di gran parte degli ibridi moderni (inclusa la menta piperita). Cresce letteralmente immersa o a ridosso dell’acqua. Ha un aroma molto forte, acre e amaro, motivo per cui viene usata raramente in miscelazione, ma è fondamentale per l’ecosistema e la produzione di estratti fitoterapici.
  • Mentha x piperita: ibrido sterile naturale tra la menta acquatica (Mentha aquatica) e la menta romana (Mentha spicata). Ha un contenuto di mentolo estremamente elevato. Al palato è intensa, balsamica, fortemente rinfrescante e con una punta di piccantezza sul finale. È la varietà più impiegata per la produzione dei liquori alla menta (Crème de menthe), ma il suo elevato contenuto di mentolo non la rende la più indicata per la preparazione del Mojito.
  • Mentha nemorosa: è la varietà autoctona dell’isola di Cuba, quella che viene colloquialmente denominata “yerba buena”. Presenta foglie più spesse, corte e vellutate. Il profilo aromatico è delicatissimo: unisce la freschezza della menta a spiccate sfumature citriche e agrumate, con una pungenza mentolata quasi azzerata.

Il disciplinare internazionale: qual è la ricetta ufficiale IBA?

L’International Bartenders Association codifica le ricette dei cocktail mondiali per preservarne l’uniformità e lo standard qualitativo nei cinque continenti.

La ricetta ufficiale del Mojito prevede le seguenti specifiche:

Ingredienti e Dosaggi:

  • 45 ml Rum Bianco Cubano
  • 20 ml Succo di Lime Fresco
  • 2 cucchiaini di Zucchero di Canna Bianco
  • 6 rametti di Menta Fresca (Hierba Buena)
  • Top di Soda / Acqua Gassata

Servizio:

  • Bicchiere: Tumbler alto / Highball (capacità 30-36 cl)
  • Tecnica di miscelazione: Build (costruito direttamente nel bicchiere)

Si noti come il disciplinare ufficiale non contempli in alcun modo la possibilità di pestare gli spicchi di lime, una pratica commerciale diffusa ma tecnicamente errata che compromette l’equilibrio del drink.

La tecnica di preparazione: come lo insegniamo in Drink Factory

Come spieghiamo nei corsi in aula, il compito dell’International Bartender Association è quello di determinare dei principi guida generali per uniformare la miscelazione a livello globale. Ma quando è possibile perfezionare quanto riportato sul sito internet dell’associazione o nei manuali cartacei, è nostro compito mettere mano a quelle indicazioni e preparare la versione migliore possibile della ricetta.

“Nessuna ricetta è scritta nella pietra” è una delle frasi che ripetiamo più spesso ai nostri studenti, proprio per cercare di fare loro comprendere come ricordare quantità ed ingredienti sia solo una parte della professione del bartender, e neanche la più importante: per rendere un insieme di elementi un ottimo drink serve spirito critico e la capacità di effettuare modifiche quando queste migliorano il prodotto finito.

Ecco perché abbiamo rivisto la ricetta IBA, rielaborandolo secondo le nostre preferenze:

  • 50 ml rum blanco/claro cubano
  • 20 ml succo di lime fresco
  • 3 barspoon di zucchero bianco
  • 6-8 foglie di menta
  • 60 ml soda water

 

Vediamo step-by-step come prepare il Mojito.

Fase 1: raffredda il bicchiere di servizio

Dato che il Mojito si costruisce in tecnica build, il primo consiglio è quello di raffreddare il bicchiere di servizio (se non hai la fortuna di poterlo prendere direttamente da un freezer impostato a -18°C). Questo passaggio è molto importante perché, in caso contrario, lo scioglimento del ghiaccio sarà più rapido, rischiando di diluire velocemente ed eccessivamente il drink.

Riempi un Collins glass da 37 cl con del ghiaccio e, aiutandoti con il barspoon, fallo roteare fino a raffreddarne completamente le pareti. Per accelerare questo passaggio, puoi aggiungere dell’acqua nel bicchiere per ottimizzare lo scambio termico, raffreddando più rapidamente il bicchiere. In alternativa, l’uso del ghiaccio tritato sortisce lo stesso effetto: la dimensione ridotta dei cubetti aumenta la superficie di contatto con il vetro, riducendo drasticamente i tempi di refrigerazione. Vuoi un effetto ancora più immediato? Combina ghiaccio tritato e acqua: nel giro di pochi secondi il bicchiere sarà pronto per il servizio.”

Fase 2: il bilanciamento

Una volta che il bicchiere è ben freddo, comincia versando al suo interno il succo di lime e lo zucchero bianco. Sciogli bene lo zucchero nel succo e assaggia per valutare se il gusto acido e quello dolce si percepiscono con la stessa intensità. Questo è uno dei passaggi più sottovalutati dai bartender, ma uno dei più importanti. Come spieghiamo sempre nelle lezioni in aula, il 70-80% della riuscita finale del drink dipende dalla capacità di creare un perfetto equilibrio fra dolcezza e acidità: se manca quello, la ricetta non regge.

Ricorda che la quantità di zucchero bianco è indicativa: l’acidità dei lime può variare in funzione di molti parametri, come la stagione di raccolta, la zona di produzione e la varietà coltivata. Di conseguenza, anche la quantità di zucchero bianco può necessariamente variare per bilanciare correttamente l’acidità dell’agrume. Il nostro consiglio è quello di versare il succo di lime, aggiungere lo zucchero, sciogliere completamente e assaggiare: se il bilanciamento funziona, bene così; altrimenti considera l’aggiunta di un po’ di succo (se l’equilibrio è tendente al dolce) o di un po’ di zucchero bianco (se tendente all’acido).

L’importante è tu sciolga bene tutto lo zucchero bianco prima di continuare con gli altri ingredienti: una volta che si aggiunge il rum, infatti, lo scioglimento diventa più lento. Puoi velocizzare questo passaggio versando 15ml di sciroppo di zucchero a 62° Brix in sostituzione allo zucchero bianco. Così facendo, non investirai tempo nella dissoluzione, perché succo e sciroppo si amalgamano perfettamente fra di loro senza sforzo.

Fase 3: aggiungi il rum

Versa 50 ml di rum blanco/claro cubano all’interno del bicchiere di servizio.

Fase 4: l’aromatizzazione con la menta

Aggiungi le foglie di menta. Ora arriva la parte più delicata della preparazione. Dimenticati nella maniera più assoluta del muddler per pestare la menta: all’interno delle cellule fogliari è presente la clorofilla, un pigmento fotosintetico che, se rilasciato massicciamente a causa di traumi meccanici (come il pestaggio violento), apporta un sapore amaro, astringente e simile all’erba tagliata. Per fortuna, gli olii essenziali della menta sono facilmente solubili in alcol grazie al principio chimico della similarità (“il simile scioglie il simile”): dato che alcoli e chetoni che compongono gli olii essenziali sono molecole polari, il distillato (a base di etanolo, altra molecola polare) riesce ad aromatizzarsi senza procedere alla distruzione delle foglie.

Una volta che rum e foglie sono entrati in contatto, non ti basta fare altro che premere delicatamente le foglie sul fondo del bicchiere utilizzando il dorso di un barspoon: la pressione esercitata fa entrare il rum all’interno delle cellule, così da permettere di sciogliere gli olii essenziali e fuoriuscire alla pressata successiva aromatizzato alle note della menta. Il processo può durare qualche secondo: per più tempo lo esegui, maggiore sarà la nota di menta nel drink finito.

Fase 5: aggiungi il ghiaccio

Ghiaccio a cubi. In passato, per molti anni, il Mojito è stato realizzato impiegando il ghiaccio tritato, fattore che ci espone ad un doppio errore. Per prima cosa, il ghiaccio tritato, in funzione della sua minore dimensione e di conseguenza maggiore superficie di contatto con il drink, sviluppa un raffreddamento molto rapido, che porta ad una diluizione importante. Ma il Mojito non ha bisogno di ulteriore diluizione, poiché nella ricetta è prevista una non trascurabile quantità di soda water, che oltre a donare frizzantezza abbassa già di parecchio il tenore alcolico finale.

Seconda cosa, il ghiaccio tritato, sempre in virtù della sua minore dimensione, espone la soda water ad un maggiore numero di punti di nucleazione, che tenderanno a sgasarla più velocemente, rendendo il drink piatto e privo di effervescenza.

Fase 6: completa con la soda water

Completa il drink con la soda water e con il barspoon miscela dal basso verso l’alto cercando di sparpagliare le foglie di menta rimaste sul fondo, lungo tutta l’altezza del bicchiere. Infine, decora con un ciuffo di menta e servi con un sorriso.

 





Andrea Dolcini

Classe ’84. Più volte corsista in Drink Factory. Vent’anni dietro il banco bar, oltre trenta sui libri. Dopo la laurea in Lettere capisce che l’insegnamento è la sua passione e nel 2015 comincia a tenere corsi per aspiranti bartender. Nel 2021 Mastellari lo teletrasporta a Bologna, per trasmettere ai nuovi studenti quanto imparato fra le pareti della Scuola. Scrive, tiene corsi, beve tè e ascolta le balene.