Storia della miscelazione

Alle origini della miscelazione Tiki


Come è nato il Tiki? La storia della miscelazione più tecnica, stravagante e longeva di sempre raccontata dal suo maggiore esperto.

Suggestioni esotiche, personaggi stravaganti e geniali.
Il segreto del paradiso? Il rum.




22 Gennaio 2021

Di tutte le correnti e gli stili che si sono susseguiti nei tre secoli di miscelazione, il Tiki occupa circa cinquanta anni di storia.
Ma oltre la sua importanza temporale il Tiki è l’unica miscelazione che è riuscita a influenzare e cambiare il palato, le abitudini, i gusti e la moda e lo stile di vita di intere generazioni.

Il Tiki non è solo la miscelazione di un barman, non è unicamente uno stile di drink, ma un contenitore di centinaia di cocktail che nascono e si evolvono con l’evolversi della società stessa.
Sarebbe quindi riduttivo classificare il Tiki in solo alcuni particolari drink definiti da questa parola ma, in questo ampio contenitore, sono presenti molteplici stili di miscelazione referenti ai barman e al loro tempo.

Il Tiki, senza dubbio la miscelazione più importante della storia del cocktail.

Lampante è il caso dei due più grandi maestri della miscelazione Tiki, Donn Beach e Trader Vic.
Se la geniale e complessa innovazione tecnica di Don the Beachcomber, da cui prende vita la Tiki Era, è il mezzo per rifuggire mentalmente dalla cupa staticità di una società ammorbante e deprimente, il Tiki di Trader Vic è invece il veicolo di spinta verso un dinamismo sociale senza precedenti.

È così che cocktail dai sentori complessi, potenti e meditativi di una prima era Tiki lasciano spazio a drink in cui invece la freschezza e la facilità della bevuta incentivano la spensieratezza e dinamismo delle persone. Cocktail diametralmente opposti ma entrambi definibili Tiki.

Stati Uniti, anni ’30 del secolo scorso.
Gli americani sognano i mari del sud, influenzati dai libri che descrivevano i viaggi degli esploratori e dalle opere dei grandi artisti.
Questo desiderio di evasione si accende sempre di più attraverso i racconti dei reduci della prima guerra mondiale che, nel grigiore dei bar e saloon di un epoca scura, ricordavano insieme isole, luoghi, baie e spiagge oceaniche appena intraviste ma reali.

Il sogno polinesiano e caraibico in una società repressa dal clima di guerra diventa sempre più forte grazie al cinema. La forza dell’immagine proiettata rende ancora più concreta questa fantasia che gli americani si erano costruiti attraverso i libri ed i racconti.

Entrando visivamente nella mente delle persone cresce una fervida consapevolezza che quei paradisi terrestri esistono veramente. Lontano, da qualche parte, esistono isole dove uomo e natura convivono in una congiunzione armonica fatta di pace e serenità, dove l’allegria e il piacere sono espressi dalle esotiche danze delle Hula Girls.

Inutile dire che la l’idea romantica di questi luoghi va ben oltre ogni reale abitudine delle primitive tribù che popolavano queste isole, spesso cruente nella difesa della loro territorialità. Raggiungere questi luoghi rimane un sogno ancora molto lontano in quanto luoghi inarrivabili, così il cannibalismo e la ferocia degli headhunters sarà ben lontana dalla consapevolezza degli americani.

Quella che si fissa nelle menti occidentali è un’immagine idealizzata, è sentimentalismo suscitato da presunti luoghi incantati.
Ci vorranno ancora oltre trenta anni prima che una nave turistica sbarchi alle Hawaii. All’epoca le navigazioni erano praticamente solo commerciali e il primo aereo di linea ancora non era stato nemmeno progettato.

Incredibilmente, per quasi trenta anni gli americani vivranno assuefatti da questo sogno e dall’idea distorta prodotta da queste immagini.
Può sembrare follia, ma la longevità di questo sogno è stata resa possibile solo grazie a una inequivocabile prova dell’esistenza del paradiso.

“Se non potete arrivare al paradiso, lo porterò io da voi”

Con questa frase Donn Beach entra nella scena sociale nei primi anni trenta, portando agli americani la prova tangibile che il paradiso agognato esiste davvero.

Ci riesce inventandosi il Cocktail Esotico, grazie al quale il bar diventa il luogo dove si riproducono e si assaggiano i “reali” sapori di queste isole lontane.
Il Tiki è definitivamente arrivato e, non ci sono dubbi, la sua determinazione è resa possibile solo grazie al cocktail di Donn.

Il suo primo bar, il Don’s Beachcomber, raccoglie i desideri degli americani sopperendo all’impossibilità di viaggiare.
Il locale, con ambientazione caraibica/polinesiana, diventa un non luogo: un ambiente in cui si respira il sogno, lontano dal mondo esterno e dalla società.

Il bar di Donn infatti era isolato e protetto da ogni contaminazione esterna, senza finestre fisiche e psichiche.
L’ambientazione tropicale era realizzata con piante e fiori esotici, arredamento in bamboo, musiche e suoni tropicali, era inconsueta quanto il servizio dei drink.

Innumerevoli bicchieri in vetro, dalle forme più strane oppure realizzati con noci di cocco e baby ananas, avevano sicuramente un impatto shock sul bevitore dell’epoca che da sempre conosceva praticamente solo due forme di bicchiere, il classico tumbler da Old Fashioned e la coppa champagne.

Così i nomi di queste pozioni esotiche, impreziosite dagli aromi degli home made segreti di Donn, immergevano i clienti nella scoperta della geniale sinfonia dei blend dei rum e soprattutto li allontanavano da ogni richiamo alla realtà del mondo.

Il tiki è un’immersione in sapori miscelati completamente nuovi, senza precedenti.
Il singolare personaggio di Donn Beach può lasciar pensare che la sua particolare attitudine alla stravaganza e all’eccentrico abbia facilmente permesso la realizzazione di questa bizzarra miscelazione, così contestualizzata, in un mero lampo di genio o colpo di fortuna.

Nulla di più sbagliato. Non a caso era chiamato il “Marama”, ovvero il lungimirante.

Solo attraverso grande cultura e grazie a una profonda conoscenza si può arrivare a vedere oltre, a percepire la direzione del tempo.
Questa sua lungimiranza gli ha permesso di individuare il percorso sociale, e attraverso la sua cultura e sensibilità è riuscito a creargli attorno il contenuto di cui la società sentiva l’esigenza.

Ma solo attraverso lo studio e la tecnica della miscelazione è riuscito ad incanalare questo percorso nel tempo e verso una precisa direzione.

Quello che un solo rum non può fare, tre possono”

I drink di Donn sono quindi il risultato di anni di studi tecnici sulla miscelazione, i quali hanno permesso l’evoluzione del cocktail attraverso la smisurata conoscenza del rum, il distillato che ha reso possibile la più grande innovazione della storia del bere miscelato.

I cocktail di Donn sono esclusivamente cocktail al rum, il resto degli ingredienti dei drink hanno la funzione di legare, bilanciare, enfatizzare, esaltare, armonizzare i rum.
Le sue creazioni non sono concepite per la pura ricerca del gusto, ma rappresentano uno stato d’animo e sono intrise di valore culturale.
Ogni drink ha una sua specifica espressione che va oltre il suo sapore.
La capacità di evocare con un sorso un ricordo, una storia, un’emozione, un desiderio, un sogno rende i drink di Donn immortali.

 

Esattamente quello che riuscirà a fare Trader Vic venti anni dopo con il Mai Tai, esempio lampante di un drink il cui valore emozionale surclassa ampiamente la sua ricetta stessa.

Questo concetto espresso da Donn dunque sarà così dilagante che questo nuovo modo di bere si espanderà per tutti gli Stati Uniti.
Con il tempo il Tiki non sarà più legato esclusivamente ai bar Don the Beachcomber, ma vivrà di vita propria. L’evoluzione  il cambiamento della società nel tempo, avanzerà insieme alle tendenze delle nuove generazioni, subirà l’influenza dell’economia e della politica, diventerà moda ma seguirà sempre le esigenze delle persone.

Ci saranno nuovi barman, come il già citato Trader Vic, che con la stessa preparazione di Donn riuscirà a dare un nuovo bilanciamento per le diverse attitudini dei clienti. Ci saranno nuovi distillati e un nuovo vestito al cocktail esotico.
Una nuova era, che seppur diversa farà sempre parte di questo enorme contenitore di cocktail e tendenze chiamato Tiki.





Gianni Zottola

Nato nel 1981 all’isola d’Elba, dove muove i primi passi come barman. In Drink Factory accresce le sue conoscenze e la passione per il bar. In particolare l'esperienza nella miscelazione Tiki e Tropicale lo porteranno verso un percorso improntato alla ricerca, alla divulgazione e alla formazione. Ha collaborato per anni con importanti riviste di settore e ha aperto www.giannizottola.com, blog tematico sulla cultura Tiki e Tropicale.