Classici

Moscow Mule senza segreti


“Ciao, mi fai un Moscow Muller?”
“Scusa?”
“Un Moscow Muller, per favore”
“Intendi il centrale difensivo che affiancava Beckenbauer nella nazionale della Repubblica Federale Tedesca ai mondiali di calcio del ’74?”
“EH?”
“Moscow Mule in arrivo!”




17 Febbraio 2021

Non so quanti di voi abbiano avuto la grazia dal destino di assistere o trovarsi in una situazione del genere, ma direi che almeno una volta nella vita a tutti i barman è stato chiesto un Moscow Muller.
Eh già, stiamo entrando in un campo minato della miscelazione, quindi elmetto in testa, rilevatore di mine collegato alle orecchie e passi cauti. Molto cauti.

Tra i drink più richiesti in assoluto

È da qualche anno che la moda, la passione o la sete – mettetela giù come volete – che questo drink ha scatenato nell’ultimo decennio è andata scemando, sostituita più recentemente dal ritrovato amore per il Gin Tonic (altro campo minato…achtung!).

Comunque resta il fatto che il Moscow Mule è ancora oggi uno dei drink più richiesti e bevuti nei bar di tutto il mondo, anche nelle sue numerose varianti.
Una delle mie preferite è senza dubbio El Diablo, la versione Tiki con succo di lime, tequila, crema di cassis e ginger beer, la cui prima menzione su stampa risulterebbe essere del 1946 come Mexican El Diablo sul Trader Vic’s Book of Food and Drinks.
Tra queste spicca poi il Gin Gin mule di Audrey Saunders nato nel suo Pegu Club a New York nel 2000, mash up (un misto tra 2 tracce, come nella musica) tra un Moscow mule ed un Mojito, fatto con una ginger beer home made e che oggi rappresenta uno dei classici contemporanei più importanti.

Ma torniamo a noi e al nostro Moscow mule…
Il grosso della “sbornia” sentimentale e commerciale che prende ogni barman nei confronti dei drink del momento fa ergere ognuno di noi a illustre professore ed esimio conoscitore della materia (anche qua il rilevatore di mine ha emesso il suo “bip”), spesso infarcendo il cliente di notizie e nozioni clamorosamente inventate e fasulle (tipico di una gara a chi ne sa di più).
Passata questa ondata di mania per il drink, dicevo, ora abbiamo la possibilità di sederci e analizzare alcuni aspetti con la dovuta e necessaria calma.

Le leggende dietro alla nascita del Moscow Mule le conoscono persino gli asini (sic!): siamo nel 1941 e due tipi sfortunati e disillusi (in alcune versioni anche praticamente in bancarotta), che non riescono a piazzare i loro rispettivi prodotti sul mercato statunitense, si ritrovano al tavolino di un locale di Los Angeles.
Visto che l’unione fa la forza, decidono di mischiare gli ingredienti in loro possesso, dare una scalciata al proprio destino e voilà… uno dei cocktail più iconici del mondo.
Poi ci piazziamo anche la storia della ragazza russa, che consiglia di mettere il drink in una tazza di rame, a condire lo storytelling con un pizzico di femminilità e parità di genere, Woody Allen, la Polaroid, e così le nostre capacità affabulatorie hanno di che sopravvivere per il resto dei nostri giorni.

Bene. L’abbiamo raccontata tutti questa storia.
Quello che il grande pubblico, e fra queste persone c’è anche qualche barman, non sa è che il Moscow Mule è stato partorito con un altro nome, ovvero Vodka Buck.
I Buck sono una categoria di drink generalmente descritta come composta da succo di agrume, distillato e/o liquore e ginger ale o ginger beer (questa è di solito la struttura base, che può essere ampliata nel numero e tipologia di ingredienti, come ad esempio l’utilizzo di fragole fresche nel Kentucky Buck).

Fra i Buck più famosi possiamo citare l’Horse’s Neck e il Chilcano.
I Buck rientrano in una macro-categoria ancora più grande: quella dei Cooler, composti originalmente da una parte alcolica unita ad un prodotto sodato e ghiaccio, una bevuta più adatta ai periodi caldi dell’anno rispetto a quella che era la tradizione più classica del drink americano.
Su Imbibe David Wondrich tratta i Cooler decisamente alla svelta, riferendo storia e ricetta di solo tre drink ascrivibili a questa sezione: il Gin Rickey, il Florodora e il Singapore Sling. Però accenna anche alla grande popolarità che queste bevande avevano presso i consumatori dell’epoca, tanto che ogni città ne aveva una propria versione e ricetta.

Sicuramente il Buck (o Cooler) più famoso del passato, prima che il Moscow Mule entrasse a gamba tesa (o forse quello era Muller?) nella storia della miscelazione, è stato il Mamie Taylor.
Composto di Scotch Whisky, succo di lime e ginger beer, la storia e l’impatto del drink sulla miscelazione sono trattati molto bene sul libro Vintage Spirits and Forgotten Drinks di Ted Haigh, aka Dr. Cocktail.
Oltre a dare qualche notizia biografica sull’attrice a cui il cocktail deve il nome e citare una seria di libri e articoli di giornale per mostrare quanto fosse un fenomeno di costume sorseggiare questa bevanda già sul finire del 1800, l’autore vuol mettere in evidenza come il Mamie Taylor avesse spostato il trend di consumo degli americani dal cocktail classico ad una nuova tendenza dove la parte alcolica non rappresentava più la percentuale più alta fra gli ingredienti della ricetta.

Pippone di storia, eh? Va bene, alleggeriamo il discorso.

E il cetriolo?

Beh, questo articolo fosse sul blog di Giovanni Ceccarelli scoprireste che il cetriolo, il cui nome scientifico è Cucumis Sativus, è un ortaggio appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee (come l’anguria e il melone) originario dell’India, con un fusto quadrangolare e peloso e con foglie piuttosto grandi e palmato-lobate.
Ma qui vi dovrete accontentare di una fondamentale notizia per le vostre future prove di mixology: a me il cetriolo fa impazzire solo nell’insalata greca.

E nel Moscow mule? Come ci è finito il cetriolo?
Probabilmente la colpa è del Pimm’s Cup, ma questa è un’altra storia. Scherzi a parte, quando il Moscow mule ha iniziato a diffondersi anche in Italia, la ginger beer era un prodotto molto difficile da reperire a differenza della ginger ale del Pimm’s Cup, drink che porta con sé una bella fetta di cetriolo.
Venne quindi per molto tempo utilizzato il ginger ale e prese piede l’equazione: ginger beer = ginger ale = fetta di cetriolo = Moscow mule = il drink col cetriolo.

La prima ricetta italiano del Moscow mule che conosco, la scrive già Franco Zingales del 1976 nel suo Cocktails e altre Bevande che riporta per l’appunto ginger ale e cetriolo.
Chi è stato Franco Zingales? Il più grande giornalista italiano che ha scritto di miscelazione per oltre 40 anni, fondatore del Classic Cocktail Club e chiamato amichevolmente da tutti “Lo Zio”. La verità è che il cetriolo nel Moscow dona una certa freschezza, il cliente medio lo apprezza e se lo aspetta, per cui mettetelo pure e non ascoltate i bartender puristi che vi diranno che nella ricetta originale non ci va pena la scomunica dall’albo dei bartender frustrati.

E la tazza di rame?

Personalmente, dal punto di vista del sapore, preferisco utilizzare un bel bicchiere di vetro dato che la tazza di rame mi lascia un sentore “metallico” che non mi piace (vale lo stesso discorso per il Mint Julep).

A voi la scelta più adatta per il vostro gusto, il vostro bar ed i vostri clienti. Le tazze hanno sicuramente il loro fascino, le potete appendere tutte in bottigliera e sicuramente piaceranno, ma siate consapevoli che ogni tanto qualche 15€-20€ si materializzerà nel nulla per colpa di qualche cleptomane.

Preparazione:

Strumenti

  • Spremilime
  • Jigger (o il buon vecchio Metal Pourer se lo sapete utilizzare)
  • Bar Spoon
  • Tagliere e Coltello (per tagliere il lime a metà)
  • Paletta per il ghiaccio
  • Tumbler alto da 35 cl o tazza di rame

Ricetta

50 ml Vodka, quella che più vi piace
15 ml Succo di Lime fresco
A colmare Ginger beer
Decorazione Fettina di cetriolo e ciuffo di menta

  1. Raffreddate il bicchiere o la tazza riempiendola di ghiaccio, facendolo girare col bar spoon intorno alle pareti del bicchiere; oppure, prendete il bicchiere già ghiacciato dal freezer.
  2. Eliminate il ghiaccio. Se avete invece il problema di avere poco ghiaccio, con uno strainer filtrate l’acqua che si sarà formata e conservate quello rimasto nel bicchiere che sarà già il ghiaccio del drink (ma se puoi eliminarlo la prima opzione è decisamente la migliore: non avrai ghiaccio già bagnato e non rischierai di diluire poi eccessivamente il drink).
  3. Riempite il bicchiere con nuovo ghiaccio. Il massimo sarebbe avere un parallelepipedo di ghiaccio nel bicchiere o un cubo nella tazza, in questo modo gli ingredienti non si diluiranno eccessivamente e il drink rimarrà sempre freddo al punto giusto.
  4. Versate la vodka e il succo di lime.
  5. Versate la ginger beer (deve essere freddissima!) e se il ghiaccio scende per riassestarsi fermatevi e aggiungetene altro (ricordatevi sempre che il ghiaccio non deve mai galleggiare!). Se utilizzate una ginger beer poco zuccherata potete pensare di aggiungere anche 5-10ml di sciroppo di zucchero.
  6. Miscelate delicatamente col bar spoon, controllate nuovamente il livello del ghiaccio e aggiungetene altro se necessario.
  7. Decorate infine con la fantomatica fettina di cetriolo e un ciuffo di menta.

P.S.: la foto in alto è presa da uno dei miei libri, la terza edizione di Cocktail Mondiali, Hoepli editore, del 2013, quando ancora mi divertivo a giocare con le garnish al limite della legalità.



Ricetta
  • 50 ml Vodka
  • 15 ml Succo di Lime fresco
  • A colmare Ginger beer
  • Decorazione: fettina di cetriolo e ciuffo di menta

Tecnica: Build
Bicchiere: Copper Mug



Federico Mastellari

Classe 1979, di Bologna. Fondatore di Drink Factory nel 2003, negli anni si è dedicato alla formazione in prima linea e alla ricerca, con l’ideazione di corsi innovativi e di progetti pionieristici. Autore dei libri bestseller “I Cocktail Mondiali”, giunto alla terza edizione, e di “Miscelare”, scritto con Giovanni Ceccarelli e pubblicato da Hoepli nel 2018. Nel 2010 è stato anche protagonista del programma televisivo Aperitivi all’italiana su Gambero Rosso Channel.